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Grazie alle tecnologie satellitari in futuro esazioni più veloci sulle autostrade


Garantire il pagamento del pedaggio da parte di tutti i veicoli, evitare le code sulle autostrade e garantire così un flusso del traffico più scorrevole e minore inquinamento. Con questi obiettivi, a partire dagli anni Novanta, si sono moltiplicati in tutta Europa i progetti per sostituire i caselli e introdurre invece sistemi di pedaggio detti free flow (a flusso libero). E di questo si è parlato pochi giorni fa a Milano nel quinto e ultimo dei seminari Innovazione e nuove infrastrutture autostradali: buone pratiche a confronto, dedicato all’esazione e organizzati da Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo.

Storicamente va al Canada e in particolare all’autostrada 407 Express Toll Route (ETR) nell’area dell’Ontario, il primato di prima infrastruttura a pedaggio completamente elettronico e senza caselli. Grazie al sistema DSRC, presentato da Antonio Alvarez-Cedron e Rafael Fando della società Cintra, i 108 chilometri dell’autostrada sono oggi coperti da un sistema di antenne, laser, videocamere e computer in grado di rilevare l’ingresso di un veicolo e stabilire la classe di pedaggio, il percorso effettuato e calcolare l’importo dovuto, poi fatturato direttamente all’intestatario del mezzo tramite posta.

La particolarità del sistema canadese consiste in un sofisticato sistema di rilevamento che permette non solo di identificare gli oltre 857 mila veicoli provvisti di apposito transponder, pari all’80% degli utenti totali, ma anche di registrare tutti gli altri mezzi tramite la sola targa. In questo modo la 407 ETR diventa un’autostrada di fatto a libero accesso a tutti. E i numeri sono impressionanti: 375 mila mezzi in viaggio al giorno; una media di 1 milione e 350 mila fatture emesse ogni mese.

Di certo però non manca chi, sprovvisto di trasponder, cerca in maniera astuta di nascondere la propria targa. I moderni sistemi della 407 ETR cercano di ovviare anche a questo. Risultato: il 3,8% di pedaggi che non si sono potuti imputare nel 2007 sono derivati più che da furberie, da condizioni meteo proibitive e tali da disturbare le telecamere.

Di concezione simile, cioè senza caselli, sono poi le autostrade della Repubblica Ceca, presentate da Viktor Hatwagner dell’austriaca Kapsch TrafficCom. A differenza del Canada, nelle infrastrutture ceche è obbligatorio per i camion il trasponder collocato all’interno del veicolo. Il pedaggio viene però calcolato e addebitato già durante il percorso. In questo modo è possibile verificare in tempo reale se un veicolo ha effettivamente pagato e, in caso contrario, far intervenire degli appositi agenti per comminare la multa e far pagare il pedaggio sul posto, anche con carta di credito.

E In Italia? Il quadro presentato da Sergio Battiboia di Autostrade per l’Italia evidenzia molti dei limiti che ad oggi restano irrisolti. A parte un caso studio sull’A11 Firenze-Mare, ma che non è usato per far pagare il pedaggio, di fatto da noi non sono applicate soluzioni così all’avanguardia come il resto d’Europa, o il continente nordamericano. Si punta invece sul pagamento tramite Telepass. I 6 milioni di apparecchi diffusi in Italia e il 79% dei pagamenti effettuati con questo sistema, danno un’idea di come il Telepass sia in meno di vent’anni diventato un oggetto quasi di massa.

I limiti a una diffusione di sistemi all’avanguardia di free flow sono peraltro noti: la frammentazione dell’intera rete autostradale in 23 società concessionarie; un limite legislativo nell’agire sulle tariffe, anche al ribasso, rendendo così difficile l’uso di incentivi e/o penalizzazioni a seconda del sistema di esazione scelto; l’obbligo di mantenere comunque una barriera che accetti denaro contante.

Anche per questo Autostrade per l’Italia per l’immediato futuro intende far leva ancora sul Telepass per favorire la transizione a sistemi di free flow sui 3.400 chilometri di autostrade che gestisce.

Il futuro dell’esazione passerà però probabilmente dallo spazio, attraverso un controllo tramite satellite (GPS) e telefono cellulare applicato ad ogni autoveicolo; magari già in fase di costruzione dell’automezzo e in grado, tramite l’uso di un protocollo elettronico unico, di evitare l’attuale uso di sistemi differenti per ogni paese. Ci vorranno però almeno 20 anni perché questo sistema possa essere economico e quindi utilizzabile su larga scala. In Germania esiste già un sistema operante con successo su tutta la rete nazionale per i veicoli pesanti, ma il prezzo di 200-300 euro per il trasponder resta ora un limite commercialmente invalicabile per gli automobilisti privati.

C’è infine un problema da non sottovalutare. L’ingresso massiccio dell’ esazione elettronica porterebbe inevitabilmente a mettere a rischio il posto di lavoro degli esattori delle concessionarie autostradali, pari in qualche caso al 40% dell’intero personale. Marco Ponti del Politecnico di Milano, moderatore dell’incontro, ha pungolato con una battuta proprio i gestori di autostrade: “Basterebbe un’inezia dei loro profitti per favorire un pensionamento anticipato”. Altri, come i tre ospiti stranieri, hanno suggerito un possibile reinserimento nei call center delle società autostradali. Il problema, per ora, appare lontano nel tempo. Ma non troppo.

Il ciclo di incontri è stato organizzato da Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo, con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano, Ministero delle Infrastrutture; in collaborazione con Autostrada Pedemontana lombarda e MilanoSerravalle MilanoTangenziali; con la partecipazione di Concessioni Autostradali lombarde, ANAS. Da ringraziarsi per il prestigioso contributo anche Satap, Aiscat, il Consolato generale dei Paesi Bassi. Media partner dell’iniziativa è TRT Trasporti e Territorio.

Il programma completo dei seminari con le presentazioni dei relatori è scaricabile dal sito www.milanomet.it

Immagine | Autostrada – Karlskrona, di Henrik Sendelbach, da Commons Wikipedia, Licenza: CC-by-sa SA 2.5

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